Sappiamo bene che su Android le minacce alla sicurezza non sono mai una sorpresa โ non a causa del sistema operativo in sรจ, ma per via della sua estrema diffusione che ne causa la trasformazione in un obbiettivo sensibile e dโinteresse per le comunitร di hacker di tutto il mondo. Questa settimana perรฒ lโattivitร รจ stata particolarmente intensa: dallo scandalo-privacy di OnePlus, scoperta a collezionare dati sensibili degli utenti (tra cui numeri di telefono, IMEI e cosรฌ via) sino ai nuovi malware ed adware su Google Play e non solo, abbiamo trovato ben 12 minacce alla sicurezza ed alla privacy di cui dovreste tenere conto questa settimana.
Siete pronti per scoprirle tutte?
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Privacy
Smartphone & dispositivi
#1 โ I Google Home Mini rischiano di uscire dal mercato prima ancora di entrarvi
Quando lโazienda di Mountain View ha presentato allโevento dello scorso 4 ottobre i Google Home Mini โ che, insieme ai Google Home Max, rappresentano la nuova linea low-cost e high-end dei prodotti per smart home di Google โ certamente non poteva immaginare che questi stessi dispositivi avrebbero rischiato di uscire dal mercato senza nemmeno averci messo piede.

Nel caso remoto in cui dovesse capitare, lโazienda non potrร che incolpare sรจ stessa: come riportato da Android Headlines, dieci gruppi promotori di una maggiore difesa della privacyย (raggruppati nella Consumer Product Safety Commission (CPSC) che include lโElectronic Privacy Information Center (EPIC), il Consumer Federation of America (CFA) e il Center for Digital Democracy (CDD)) hanno infatti chiesto la revoca della commercializzazione del prodotto a causa di un malfunzionamento ai sensori che provocava gravi lesioni della privacy altrui.
A rilevarlo non sono stati cittadini qualunque, ma gli stessi recensori che avrebbero dovuto tessere le lodi del Google Home Mini e che invece hanno piรน volte notato lโavvio automatico ed involontario del dispositivo โ dunque senza alcun tipo di interazione da parte dellโutente โ che provocava la ricezione, ed in alcuni casi la registrazione delle conversazioni circostanti. Questo naturalmente ha suscitato preoccupazioni e vive perplessitร , tanto da spingere la compagnia a specificare come il problema si fosse presentato solamente in un numero ristretto di Google Home Mini, e che in ogni caso un successivo update avrebbe provveduto a risolvere il bug.
La CPSC non รจ perรฒ cosรฌ sicura che Google sia in grado di gestire efficacemente la situazione chiedendo cosรฌ la rimozione dal mercato degli smart assistant del Google Home Mini, incoraggiando al contempo una piรน profonda riflessione sullโimpatto di questa tipologia di device sulla privacy dei consumatori.
#2 โ I carrier telefonici forniscono i dati dei propri clienti a chiunque possa permetterseli
I gestori telefonici non sono mai stati i migliori amici degli utenti Android, ma ultimamente la fiducia nei loro confronti sembra essere stata particolarmente intaccata da recenti scandali di privacy e di rispetto delle regole del libero mercato.
Se in Italia infatti carrier come Vodafone e TIM vengono sanzionate per via di pratiche considerate scorrette nella gestione dei piani tariffari o del sistema di organizzazione delle offerte, negli USA i problemi sembrano essere piรน gravi.

Non soltanto infatti lo scorso anno Verizon โ uno dei principali gestori del Paese, insieme ad AT&T e T-Mobile โ venne scoperta, sanzionata e mediaticamente linciata per la rilevazione, da parte della FCC, di un sistema di tracciamento delle attivitร di rete dei propri utenti senza che questi avessero mai concesso il proprio consenso in merito, ma oggi la situazione non sembra essere mutata nonostante i processi, le cause e le proteste intentate dalle associazioni di settore.
Il sito Tech Crunchย in seguito alla segnalazione del ricercatore Philip Neustrom ha infatti scoperto la presenza di enormi database nelle mani di alcuni carrier minori accessibili a pagamento da parte di clienti privati e pubblici, nei quali vengono archiviate le principali informazioni personali dei propri utentiย e i sistemi di tracciamento ad essi associati. Anche se in parte il loro utilizzo potrebbe avere finalitร legittime โ come, per esempio, la verifica dellโidentitร da parte della banca di cui lโutente รจ cliente nel momento del suo primo accesso al proprio conto tramite un nuovo smartphone โ รจ stato verificato che difficilmente tali servizi si preoccupino a loro volta di controllare lโaffidabilitร del cliente a cui tali informazioni vengono vendute. Generando dunque un circolo vizioso in cui lโunico sconfitto รจ โ ancora una volta โ il consumatore.
Social Network & Social Media
#3 โ Arriva su Facebook la nuova truffa dei Contatti Fidati
Nonostante si tratti di una funzionalitร introdotta da almeno due anni, veramente pochi utenti conoscono la modalitร di recupero delle credenzialiย denominata โContatti Fidatiโ.
Accedendo alle โImpostazioniโ del social network > โProtezione e accessoโ รจ infatti possibile notare unโopzione relativa alla segnalazione alla piattaforma di un numero variabile da tre a cinque contatti โ registrati su Facebook, naturalmente โ che in caso di necessitร potranno aiutarvi a recuperare i dati dโaccesso. Il meccanismo alla sua base รจ molto semplice: al momento dellโattivazione della modalitร , Facebook invierร tramite questi tre/cinque contatti una porzione di codice e un URL via email, da inserire poi nel portale dโaccesso dedicato โ cosรฌ di riacquistare il controllo dellโaccount in caso di smarrimento della password o delle principali opzioni di recupero dei dati di login.
Stando alle segnalazioni di The Next Web, un nuovo malware utilizza proprio la modalitร Contatti Fidati per spingere lโutente a fornire allโhacker la chiave dโaccesso al proprio profilo. Partendo dal presupposto che lโinfezione sembri veicolarsi tramite account giร colpiti dal virus, la vittima solitamente riceve un messaggio da un profilo amico in cui si chiede di controllare lโemail per via dellโinvio del giร citato codice ed URL di sicurezza. Lโemail che perรฒ lโutente troverร nella propria casella non sarร relativa alla modalitร Contatti Fidati, bensรฌ al piรน comune servizio di recupero della password.
Il malware spera infatti che lโutente, non accorgendosi della differenza di contenuto tra quanto riportato nel messaggio e quanto effettivamente scritto nellโemail del social network, per disattenzione o fretta si riduca ad inviare alla falsa vittima/hacker il codice dโaccesso temporaneo al profilo, garantendogli cosรฌ la possibilitร di impostare una nuova password ed espellendo il legittimo proprietario dellโaccount dalla sessione in corso.
Il metodo piรน semplice di prevenzione, in caso di strane richieste da parte di profili amici, รจ di contattare i mittenti di tali messaggi e chiedere loro spiegazioni in proposito.
#4 โ WhatsApp rivela le tue abitudini, e non puoi farci niente
Ed รจ sempre stando a The Next Webย che sarebbe una vulnerabilitร , irrisolvibile, a mettereย questa volta a repentaglio la privacy degli utenti della popolare applicazione di messaggistica WhatsApp.

Si tratta di una querelle vecchia di anni: la possibilitร che la modalitร di visualizzazione dello status โOnlineโ degli utenti concede ad eventuali spioni ben equipaggiati di controllare le abitudini degli utenti coinvolti. A dimostrare la fattibilitร della procedura รจ stato Rob Heaton, programmatore che giร in passato aveva condotto similari ricerche, sempre su WhatsApp. Dopo aver infatti sviluppato unโestensione maligna per Chrome capace di monitorare gli orari dโaccesso a WhatsApp Web degli utenti che ne avessero eseguito il download, Heaton รจ stato in grado di sviluppare un grafico delle abitudini di conversazione, arrivando a desumere anche gli orari abituali di sveglia, riposo, pranzo e cosรฌ via.
Non solo: mettendo a confronto le conversazioni tra due contatti, รจ possibile anche scoprire il livello di intimitร tra due profili analizzandone la frequenza di conversazione sulla base dellโorario dโaccesso contemporaneo.
Questa tipologia di dati puรฒ essere estratta servendosi di modalitร illegali, cosรฌ come operato da Heaton, ma anche legali โ ossia da parte dellโapplicazione stessa, qualora fosse previsto dai TOS โ e successivamente vendute a centri pubblicitari e promozionali per lโelaborazione di campagne di vendita di prodotti.
Aziende & Servizi
#5 โ OnePlus scoperta a collezionare dati sensibili sugli utenti
Si รจ trattata solamente di una โinfelice scopertaโ, cosรฌ come i vertici della societร vorrebbero che gli utenti interpretassero quanto accaduto nelle scorse ore, oppure OnePlus รจ stata veramente scoperta con le mani nella marmellata o, meglio nel traffico di informazioni?
Qualunque sia la prospettiva che decidiate di adottare, non si potrร negare il fastidio generato nella Rete nel momento in cui il programmatore Christopher Moore ha scoperto โ per caso, tra le altre cose โ che il proprio smartphone OnePlus era solito inviare alla societร dati e statistiche sin troppo dettagliate. Dopo aver messo sotto osservazione il traffico telefonico del proprio device per via di un hackaton a stava partecipando, Moore si รจ insospettito riguardo la grande quantitร di informazioni personali (tra cui indirizzo MAC, numero di cellulare, rete WiFi e cosรฌ via) che lo smartphone consegnava ai server della societร non solo in seguito ad un crash del software, ma anche in ogni occasione lโutente avviasse unโapplicazione.
Interrogata in merito e travolta dalle accuse di โspionaggioโ, lโazienda ha prima specificato che i dati raccolti facevano parte di un servizio volto a migliorare lโesperienza utente nella fase post-vendita, per poi accogliere le richieste di una minore intrusivitร della propria ROM promettendo che, per la fine di ottobre, ogni utente OxygenOS sarร in grado di interrompere il flusso di dati attraverso un semplice e chiaro pop-up. Fino ad allora, se siete in possesso di un device OnePlus potrete semplicemente accedere a โImpostazioniโ > โAvanzateโ e qui disattivare la voce โUser Experience Programโ. Che abbia agito in malafede oppure no โ e indipendentemente dai comportamenti analoghi attuati da quasi tutte le societร produttrici di smartphone -, certamente OnePlus ha perduto parte della fiducia accordatale in quanto azienda partita โdal bassoโ, e dunque vicina ai sentimenti e desideri dellโuser base.
#6 โ PureVPN รจ davvero cosรฌ sicura come sembra?
Avevamo segnalato qualche settimana fa un report riguardante le reti VPN (o Virtual Private Network) su Android, che dipingeva a tinte decisamente fosche quello che dovrebbe essere il principale e piรน sicuro sistema di difesa per smartphone e che invece si rivela essere il piรน delle volte una truffa, se non un malware.
Una rete VPN per definizione si occupa del filtraggio della rete in uscita ed entrata dallo smartphone (a differenza dei firewall), potendo cosรฌ visualizzare ogni contenuto visitato dallโutente con tanto di orari dโaccesso (i cosiddetti โlogsโ), posizione geografica e molto altro ancora. Le reti VPN piรน affidabili (che abbiamo elencato QUI) dispongono di solide privacy policy che mettono al sicuro le coscienze dei consumatori, ma puรฒ capitare che quanto riportato in tale documento non corrisponda al vero.
โWe Do Notย monitor user activity nor do we keep any logs. We therefore have no record of your activities such as which software you used, which websites you visited, what content you downloaded, which apps you used, etc. after you connected to any of our servers.โ
PureVPN privacy policy
Ed รจ quasi per caso che The Next Web ha scoperto indizi alquanto evidenti sulla contradditorietร della privacy policy di PureVPN, a contrasto con gli eventi di cronaca riportati dal quotidiano The Register: stando ai fatti raccontati, lโFBI si sarebbe servita dei log dโaccesso di un sospettato di stalking per provare lโattivitร persecutoria online nei confronti di una propria ex-fidanzata. Un episodio a lieto fine, che perรฒ non sarebbe potuto (o dovuto) accadere se i log forniti da PureVPN non fossero esistiti proprio come scritto nella privacy policy ufficiale del servizio, che nominalmente non registra alcuna attivitร dei propri clienti ma che in realtร sembra monitorare qualsiasi attivitร online, e di essere disposta a fornire tali dati alle forze dellโordine in caso di richiesta.
Edward Snowden is not amused.
Sicurezza & malware
Estensioni di Chrome
#7 โ Ldi, lโestensione di Chrome (falsa) che crea Bicoin (veri) senza consenso
Nonostante il Play Store venga solitamente considerato come uno store con problemi di sicurezza sui quali Google dovrebbe intervenire, a ben vedere cโรจ un altro market online, sempre gestito da Mountain View, che avrebbe bisogno di una versione personale di Google Play Protect.
Stiamo parlando del Chrome Web Store, dove vengono caricate e messe a disposizione degli utenti del piรน diffuso browser Windows tutte le estensioni dedicate allโespansione dellโesperienza utente. Ma non tutte le estensioni sono realizzate con lโobbiettivo di fornire un servizio, anzi: questa settimana gli analisti di Bleeping Computer hanno potuto osservare il comportamento di unโestensione malevola, chiamata Ldi, che trasformava i PC delle vittime in anelli della catena digitale necessaria per la realizzazione di bitcoin โ il cosiddetto โminingโ.

Lโestensione Ldi veniva segnalata e promossa allโinterno di determinati siti web nella forma del classico banner Javascript pop-up, la cui disattivazione non ne provocava la chiusura ma al contrario attivava lโapertura della pagina dโinstallazione nel Chrome Web Store. Naturalmente non cโera motivo per procedere alla sua installazione โ niente icona, nรจ screenshot, ma solamente una blanda descrizione che recitava: โWondering if your homepage is compatible with Mac? Check it with Ldi.โ Qualora perรฒ la vittima fosse stata tanto ingenua da proseguire con il download, avrebbe scoperto a sue spese i guai che conseguono lo scaricamento di programmi web da fonti dallโattendibilitร sconosciuta.
Non soltanto infatti Ldi avviava immediatamente lo script Javacript Coin-Hive per la trasformazione del PC infetto in un miner di criptovaluta, assorbendo quasi il 98% della CPU, ma si serviva sempre di script analoghi per utilizzare lโemail GMail dellโutente per la registrazione di domini fasulli. Questo naturalmente senza il consenso della vittima: lโestensione infatti acquistava i nuovi domini a proprio nome; al momento perรฒ della creazione di un profilo utente sulla piattaforma di compravendita, prelevava le informazioni necessarie dallโaccount Google dellโutente โ sempre che questi avesse mantenuto attiva la sessione. Non solo: le email di conferma venivano aperte e autenticate in automatico โ un processo veloce, semplice e soprattutto a totale insaputa della vittima.
Fortunatamente, Ldi รจ stata giร rimossa dal Chrome Web Store.
#8 โ Lโadware-copia dellโestensione AdBlock Plus truffa quasi 40.000 utenti
ร stato un attacco preciso, intelligente, veloce; sicuramente perรฒ non รจ stato cosรฌ silenzioso come probabilmente i suoi sviluppatori speravano accadesse: grazie infatti allโintervento del popolare account Twitter @SwiftOnSecurity โ dedicato alla segnalazione di emergenze digitali sulla sicurezza โ la minaccia รจ stata scongiurata.
Google allows 37,000 Chrome users to be tricked with a fake extension by fraudulent developer who clones popular name and spams keywords. pic.twitter.com/ZtY5WpSgLt
โ SpookyTayOnSecurity (@SwiftOnSecurity) 9 ottobre 2017
Ma non prima che avesse potuto mietere giร 37.000 vittime: stiamo parlando dellโestensione AdBlock Plus che, regolarmente posizionatasi sul Chrome Web Store, si proponeva come la legittima versione del popolare AdBlocker per browser fissi e mobili. AdBlock Plus โ a differenza di Ldi โ disponeva di una pagina sul Chrome Web Store piuttosto credibile, di recensioni positive (probabilmente rilasciate da account fasulli) che avevano portato cosรฌ tanti utenti al suo download. Paradossalmente, non sono ancora chiare le conseguenze dellโinstallazione di questo trojan, anche se alcuni report indicano lโavvio indiscriminato di banner audio e video in nuove schede del browser a tutto volume.
Se volete verificare di aver scaricato la versione originale dellโestensione, vi sarร sufficiente tappare sul menu a tendina di Chrome e procedere su โAltri strumentiโ > โEstensioniโ e da qui cliccare sulla voce โDettagliโ di AdBlock Plus; se, cliccando su โVisualizza nello storeโ, verrete reindirizzati a QUESTA pagina, allora non dovete preoccuparvi.
(Inoltre vi chiediamo gentilmente di inserire appelmo.com nella vostra whitelist: con noi le pubblicitร sono poche, poco invasive e ci aiutano a pagare i server e continuare la nostra attivitร ; grazie mille!)
Applicazioni & malware
#9 โ DoubleLocker, il ransomware che con un PIN ruba per sempre i dati del telefono
Resosi famoso per la propria parentela con un altro, diffuso malware (BankBot), DoubleLocker รจ il ransomware che puรฒ interrompere โ e per sempre โ lโaccesso ai dati contenuti nello smartphone della vittima, sostituendosi al launcher del device una volta scaricato ed ottenuto i permessi desiderati ed impostando una password quasi impossibile da oltrepassare, eliminare, superare.
Potete scoprirne di piรน nel nostro report dedicato.
#10 โ Avast e Waze diventano adware su Google Play
Anche le grandi firme possono cadere vittima della propria, stessa popolaritร : รจ il caso di Waze, la celebre applicazione per gli spostamenti di Google, e di Avast โ che paradossalmente รจ un antivirus per smartphone, e che in questo caso diventa uno specchietto per le allodole per il download di adware e malware. A scoprire la minaccia รจ Lukas Stefanko, manager di ESET โ stesso scopritore del ransomware DoubleLocker โ che segnala su Twitter la presenza su Google Play dei cloni delle due app, entrambi dotati di un aspetto molto simile a quello delle app ufficiali.
Fake app impersonates "Avast Internet Security" on #GooglePlay. Fake @avast_antivirus wants 5โ rating and displays excessive amount of ads. pic.twitter.com/KaXtv20UlK
โ Lukas Stefanko (@LukasStefanko) 10 ottobre 2017
Sia la descrizione delle due app che gli screenshot allegati possono infatti trarre in inganno lโutente meno navigato, portandolo poi al download di file infetti che svolgono tuttโaltro lavoro. Fortunatamente pare che Google abbia giร proceduto alla loro rimozione โ ma la loro presenza รจ comunque unโaltra crepa sul muro che Google Play Protect avrebbe dovuto realizzare contro lโintrusione di virus nello store di app ufficiale di Android.
#11 โ Cuphead arriva su Android, ma non per davvero
Anche Cuphead, il famoso gioco indie che in queste ultime settimane ha saputo guadagnarsi una grande popolaritร , รจ diventato oggetto delle attenzioni degli sviluppatori di malware. Su Google Play si sono infatti moltiplicati le guide e le app-clone di un gioco che ancora non ha annunciato alcun progetto di sbarco su Android, e che nella piรน grande totalitร dei casi nascondono al proprio interno trojan, adware e spyware.

Non solo naturalmente vi invitiamo dal diffidare di simili applicazioni, ma anche di segnalarne la presenza a Google.
Vulnerabilitร & exploit
#12 โ Il 41% degli smartphone Android รจ suscettibile alla nuova, temibile vulnerabilitร del WiFi
Avete cercato per tanto tempo di ottenere lโultimo aggiornamento di Android? Forse la vostra fretta รจ stata cattiva consigliera, o forse โ piรน semplicemente โ siete caduti vittime di una nuova vulnerabilitร , scoperta questโoggi da un gruppo di ricercatori che ha dimostrato come i livelli di protezione WPA e WPA2 delle reti WiFi siano attaccabili e superabili in un numero impressionante di modalitร .
Si tratta di una vulnerabilitร di ampia portata, i cui effetti potrebbero ripercuotersi per anni: nonostante colpisca indiscriminatamente tutti i piรน popolari sistemi operativi fissi e mobili (tra cui anche Mac OS, Windows e iOS) sembra che Android e Linux siano le piattaforme piรน suscettibili agli attacchi dimostrati dai ricercatori, includendo tutti i device Android Marshmallow 6.0 e superiori nella lista degli obbiettivi a rischio. Con il 41% degli smartphone indicati come target potenziali, non cโรจ dubbio che i produttori (insieme a Google, che ha giร affermato di essere al lavoro per una soluzione) si adopereranno per lโinvio di patch correttive nelle prossime settimane, anche se รจ probabile che solamente gli exploit piรน letali verranno risolti.
La vulnerabilitร va infatti a colpire i due protocolli crittografici WPA e WPA2 non durante la trasmissione delle informazioni, ma nel momento del 4-way handshake, ossia quando la rete WiFi e lo smartphone confrontano le password in proprio possesso per verificare lโaccesso alla rete. Cosรฌ facendo un hacker sarebbe in grado di controllare, accedere e modificare ogni dato inviato tramite la suddetta rete, compresi coordinate bancarie, codici dโaccesso, password, chat e cosรฌ via.
Per proteggersi, vi possiamo suggerire di seguire i nostri Saggi Consigli per la protezione della privacy online, che vi aiuteranno ad abilitare la modalitร HTTPS Everywhere che aumenterร il livello di crittografia della connessione; ma dato che non si tratta di una difesa sufficiente alla minaccia, รจ consigliabile anche scaricare una di QUESTE reti VPN per la messa in sicurezza della rete in entrata ed uscita.
Preoccupato per la tua sicurezza? Scopri QUI tutti i Saggi Consigli per evitare virus su Android!
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