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E se i launcher decidessero al posto tuo cosa puoi installare, sarebbe censura? – Tecnologio

GugliElmo da parte di GugliElmo
12/11/2017
in Guglielmo Crotti, Launcher, Personalizzazione, Tecnologio
0
35
VIÙS
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[bs-quote quote=”“Consilia calida et audacia, prima specie laeta, tractatu dura, eventu tristia esse.”
Le decisioni impetuose e audaci in un primo momento riempiono di entusiasmo, ma poi sono difficili ad eseguirsi e disastrose nei risultati.” style=”style-2″ align=”center” color=”rgba(5,158,0,0.83)” author_name=”Tito Livio” author_job=”Storico romano” author_avatar=”http://www.appelmo.com/wp-content/uploads/2017/11/launcher-censura-e1510521968980.jpg”][/bs-quote]

Un successo strabiliante: Lawnchair Launcher non potrebbe essere definito in maniera differente, considerando anche l’estrema semplicità del progetto unitamente alla sua magistrale esecuzione e, cosa più importante, alla giovanissima età dello sviluppatore a capo del team di programmazione.

Till Kottmann, di 18 anni, insieme ad Amir Zaidi, è il principale artefice di questo piccolo capolavoro di codice e dedizione. La storia dietro la progettazione del launcher è piuttosto curiosa: partiti in solitaria con lo sviluppo di un’interfaccia personalizzata, una volta venuti a conoscenza della decisione di Google di mettere a disposizione il codice sorgente di Launcher3 (Google Now Launcher, praticamente), i due ragazzi hanno scoperto di essere al lavoro in contemporanea sul medesimo progetto. Uniti gli sforzi, hanno voluto trasferire all’interno di un launcher liberamente accessibile tutte le funzionalità presenti sul Pixel Launcher che solamente un utente dotato di root sarebbe stato in grado di ottenere – il Pixel Launcher era, ed è ancora, l’UI proprietaria di Google per i Pixel Phone.

E così è stato: al team si sono aggiunti nel tempo vari volti noti della comunità di sviluppo di Android, come paphonb (co-sviluppatore del modulo Xposed Android N-ify), e altri invece ancora in erba come davidsn – 17enne, ma a quanto pare molto promettente. Ma non è per raccontare la storia di Lawnchair Launcher che ho deciso di pubblicare questo Tecnologio, dato che è già reperibile su Medium e raccontata con toni molto più appassionati da Kotmann stesso.


Ciò su cui vorrei attirare la vostra attenzione è quanto accaduto su Reddit all’interno della community r/Android, e più specificatamente in QUESTO thread, passato perlopiù inosservato. Al suo interno gli sviluppatori di Lawnchair Launcher sono stati circondati da una vociante folla di utenti armati di torce e forks, irosi per via di ciò che l’ultima versione Alpha del launcher aveva introdotto: un sistema di censura, che a parole potrebbe suonare molto minaccioso ma che nei fatti si traduce nella più blanda applicazione del termine, seppur terrorizzante per via delle sue conseguenze.

In parole povere, gli utenti si sono coalizzati contro Kotmann ed il suo team per via della decisione di limitare la visibilità di alcune icone nell’app drawer – ma non dalla ricerca diretta, nè impedendone l’avvio – relative ad una serie di app prelevate direttamente dalle blacklist effettuate da Substratum, un’applicazione che consente di realizzare temi di vario genere per modificare lo stile dell’interfaccia. Si è trattata di una decisione sofferta, come testimonia il battibecco generatosi nella sezione dei commenti non solo tra utenti e sviluppatori, ma tra developer stessi – uno di questi, proprio davidsn, si è auto-sospeso dal team poichè in disaccordo non con lo strumento della censura, ma con le sue modalità di applicazione.

La ragione dietro la limitazione della visibilità di applicazioni generalmente utilizzate per la pirateria di icon pack, giochi ed altri contenuti a pagamento poteva essere comprensibile ed accettabile, sulla carta – ma, si sa, di buone intenzioni è lastricata la strada per l’inferno. Leggendo gli interventi dei vari componenti della squadra di Lawnchair Launcher emerge un’inquietante, eppure reputo ineluttabile tendenza che quest’interfaccia ha solamente anticipato e preconizzato. Come l’eliminazione del jack audio, anche l’introduzione di un sistema di controllo sulle app installate da parte dei launcher sarà sofferta, certamente, ma alla fine accettata dalla stragrande maggioranza degli utenti, perlopiù indifferenti a simili questioni – l’importante è che il cambiamento apporti benefici o al massimo non peggiori l’attuale esperienza d’uso, e basta.

Il Razer Phone con Nova Launcher – Foto: Engadget

I launcher possono diventare i controllori dei contenuti installati dagli utenti? Certamente, anzi: lo auspicano! Con tale affermazione non voglio lasciarvi credere che presto chiunque possieda un’interfaccia personalizzata sarà soggetto ad un monitoraggio orwelliano, ma un’alleanza tra gli sviluppatori e le software house in generale, Google e gli sviluppatori di launcher è qualcosa di più di una mera ipotesi. Fino ad un mese fa, sarebbe stata solamente fantasia, ma l’esordio di Nova Launcher quale interfaccia di default del nuovo Razer Phone apre le porte a nuove prospettive. Nova Launcher è tra tutti i launcher di terze parti il più celebre, oltre che il più anziano; nonostante non siano stati rilasciati i dettagli dell’accordo tra il developer Kevin Berry e Razer, le linee guida del capitalismo di mercato ci portano a supporre che il costo di una simile operazione sia stata inferiore a quelle che l’azienda produttrice avrebbe speso per l’ideazione, rilascio e supporto di un launcher proprietario.

Ma per completare l’equazione manca ancora una variabile: la frequenza di accesso al mercato degli smartphone da parte di aziende finora rimaste al suo esterno. Reputo improbabile che case produttrici come Samsung, HTC o Sony decidano di affidarsi al lavoro di esterni – specialmente dopo il labor limae di questi anni che ha portato le rispettive interfacce proprietarie all’elaborazione di un unicum, perlomeno concettuale, tra hardware e software. Al contrario, per le startup à la OnePlus (che non fu proprio una startup, ma pazienza) l’economia e la qualità derivate da una partnership con il mondo degli sviluppatori, a meno di esperienze pregresse nel campo, la rendono un output preferibile a qualunque altro.

Ma una simile alleanza può avere delle conseguenze imprevedibili: da una parte ci si potrebbe chiedere quale developer metterebbe a rischio il proprio debutto nel mondo del mercato globale; dall’altra, le dissertazioni riguardo l’opportunità di un sistema di blocco delle app pirata che vi ho riportato all’inizio evidenziano l’esistenza di un simile dibattito nel mondo degli sviluppatori Android che potrebbe vedere una sua applicazione, vista la sostanziale indipendenza dello sviluppatore dal controllo ideologico produttore.

Personalmente non conosco la portata del consenso che l’idea di Kotmann possiede o potrebbe possedere tra i developer, ma con i dovuti aggiustamenti e l’adeguata presentazione (non più come forma di censura, ma come sistema di protezione degli sviluppatori indipendenti contro il commercio di app pirata) sono certo che non farebbe fatica a raccogliere adesioni. Se tutti i principali launcher (ma penso che solamente Nova Launcher sarebbe sufficiente) integrassero un sistema di verifica delle chiavi di vendita di icon pack a pagamento su Google Play, per esempio, diverrebbe inutile procurarseli per vie differenti da quelle legali.

Si tratta dello stesso principio seguito da Google per il fenomeno del rooting: rendere inutile qualcosa che vorresti fosse illegale, ma che non puoi rendere esplicitamente tale per la popolarità di cui gode presso la massa degli utenti – e che in un certo senso è stato uno degli elementi chiave del suo successo.

È giusto? No, non credo. Ma succederà: è solo questione di tempo, temo.

Se volete dire la vostra o contattarmi privatamente, potete lasciare un commento qui sotto oppure scrivermi a guglielmo@appelmo.com o a @guglielmocrottibot.

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Tag: CensuraLauncherLawnchair Launcher
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GugliElmo

Classe '95, appassionato di Android e tecnologia mobile, ho una laurea in Relazioni Internazionali e un master in Editoria Cartacea e Digitale.

Gestisco AppElmo.com dal 2013: la mia più grande soddisfazione.

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