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I 5 migliori successi di Google del 2018 | Parte 1

GugliElmo da parte di GugliElmo
27/01/2019
in Approfondimenti, Google, News
0
35
VIÙS
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Fare un bilancio di quanto effettuato da un’azienda dalle mille ramificazioni come Google non è semplice, considerando che ogni decisione presa nell’arco di dodici mesi potrebbe essere valutata e interpretata da molteplici punti di vista. Questo naturalmente non ci ha impedito di raccogliere, seguendo una tradizione inaugurata l’anno scorso, i cinque migliori successi di Google (che potete leggere in questa pagina) e di metterli a confronto con i cinque peggiori fallimenti di Google (che potrete leggere a partire da domani).

In occasione del suo ventesimo anno di attività – un numero importante e non scontato persino per un colosso come la società di Mountain View – leggere una classifica del genere non si qualifica solamente come un piacevole intrattenimento, ma diventa quasi obbligatorio per controllare la direzione presa dalla società nel corso dell’anno passato, le sue ipocrisie ma anche i suoi ideali. La stessa strada che probabilmente verrà poi percorsa anche in quello venturo: l’incapacità di Google di mantenere un comparto di messaggistica solido, per esempio, difficilmente sarà smentita nel 2019, mentre l’impegno nella sicurezza online verrà mantenuto e potenziato nei successivi dodici mesi.

Siete pronti allora per scoprire tutti i migliori successi di Google del 2018?

NOTA BENE: in questa pagina sono stati raccolti i principali successi di Google. Se vuoi scoprire quali sono i principali fallimenti di Google nel 2018, dovrai attendere la seconda parte di questa classifica, che sarà pubblicata in un secondo articolo nella giornata di domani.

#1 - PODCAST

Il 2018 è stato l’anno in cui Google ha abbracciato i podcast: un formato di comunicazione in espansione, molto popolare in America e che recentemente sta prendendo piede anche in Italia – secondo la rivista Wu Magazine, il 2018 è stato “l’anno dei podcast“ – silenziosamente ma con decisione.

United states of podcast Italia – market research – novembre 2018 offerto da AudibleIT

Secondo il rapporto Nielsen “United States of Podcast Italia, 2015-2018“, nonostante il 23% degli italiani non abbia mai sentito parlare di podcast, e ben il 50% di essi comunque non sappia con precisione cosa siano (per esempio: i programmi radio registrati e ascoltabili successivamente non sono podcast), i dati ci portano al quinto posto al mondo per consumo di podcast. Il primato che viene riconosciuto al nostro Paese (primo tra i non-anglofoni per ascolto di podcast) è comunque ampiamente migliorabile: lo stesso report, curato anche da Audible Italia, specifica che solo gli “early adopters” si classificano come ascoltatori abituali di podcast (numero comunque triplicato in tre anni: da 850.000 a due milioni e mezzo), solitamente giovani compresi tra i 25-40 anni di ambo i sessi (ma le donne sono principalmente millennials).

Per questo l’introduzione da parte di Google dell’app Podcast è stato un enorme passo avanti, specialmente per l’Italia. Non tanto per via della complessità dell’applicazione – una sorta di ricopertinato di una feature già esistente all’interno del Google Assistant – che anzi, grazie alla semplicità del proprio funzionamento può raggiungere quanti ancora non sanno come o cosa sia un podcast; quanto piuttosto per il suo status di Google App, che gli garantisce un’esposizione mediatica impareggiabile, e la possibilità di posizionarsi all’interno di quanti più dispositivi Android possibile. Google Podcast non mira infatti a monopolizzare il mercato delle podcast app – come successo con GMail per la posta elettronica, o con Chrome per i browser – quanto piuttosto ad offrire una soluzione entry-level per i classici utenti “vanilla“, ossia coloro che detengono una conoscenza piuttosto superficiale del medium. E che possono trasformarsi in appassionati ascoltatori di podcast in qualunque momento.

#2 - RCS

La tecnologia RCS – per chi ne volesse sapere di più, è disponibile questa Guida per Nuovi Utenti completa di ogni informazione necessaria – è diventata solamente nel 2016 qualcosa di più di un’idea quasi utopistica. Con la registrazione dell’Universal Profile (una sorta di standard per la tecnologia di messaggistica), si è finalmente arrivati al primo passo verso un’evoluzione necessariamente globale degli SMS, in circolazione dagli anni Novanta e mai migliorati.

successi di Google
La tecnologia RCS consentirà di inviare SMS completi di spunte di lettura, ultimi accessi e molto altro

La principale responsabile di tutto ciò è Google: l’azienda più di tutte ha infatti impiegato le proprie risorse e la propria autorevolezza per convincere carrier e multinazionali della messaggistica a della telefonia a supportare un formato di comunicazione decisamente più evoluto e praticamente a costo zero per l’utente finale, in quanto diretto upgrade degli Short Message System oggi poco utilizzati se non in mancanza di rete dati – e che comunque raccoglie la ragguardevole cifra di 100 milioni di utenti attivi mensilmente, solo su Messaggi di Google. La casa di Mountain View aveva tutte le carte in regola per spingere sugli RCS, e le ha giocate: dispone della principale (se non unica) azienda impegnata nello sviluppo di tecnologie RCS, Jibe, ed è stata lei – e non la GMS Association, che si è limitata a convalidare i risultati raggiunti – a spingere 50 operatori di tutto il mondo attorno a un tavolo per raggiungere una prima forma di accordo.

Il 2018 vede dunque gli RCS tra i risultati più soddisfacenti di Google, non solo perché è stato l’anno durante il quale la tecnologia e la sua app di riferimento, chiamata “Chat“, hanno preso consistenza in una lunga intervista al sito d’informazione tecnologica The Verge e hanno così confermato l’impegno dell’azienda sulla materia. Nel 2018 infatti i principali carrier telefonici statunitensi (Verizon, T-Mobile, Sprint) hanno annunciato l’adozione degli RCS nel 2019 o già nel tardo 2018, così com’è avvenuto anche in Canada. E visto che gli Stati Uniti rappresentano una forza trainante davvero determinante per le nuove tecnologie, l’eventuale successo degli RCS potrebbe garantire il loro arrivo in Europa in tempi brevi.

#3 - CHROME

Altro successo di Google nel 2018 è stato Chrome. Ennesima prova dello strapotere della compagnia di Mountain View sul mercato dei browser.

Fortunatamente in questo caso la dominazione di Google ha avuto effetti positivi tangibili anche per gli utenti: Chrome ha introdotto nel 2018 tanti utili aggiornamenti che più che aprire nuove possibilità d’uso, riparano falle e abusi di cui siti web legittimi e non hanno approfittato per tanti anni. Tra queste c’è la rimozione del blocco del pulsante “Indietro” su Android, sfruttato dalle piattaforme malevole per provocare il download di malware o guadagni illeciti nella pubblicità; il silenziamento dei video in autoriproduzione, espediente particolarmente fastidioso su desktop e sfruttato soprattutto dai siti di informazione per aumentare – furbescamente – il numero di visualizzazioni; il blocco di pubblicità malevole capaci di effettuare download o raccolte di dati personali non autorizzati; la segnalazione di portali-truffa.

Senza dimenticare le altre soddisfazioni che Chrome ha potuto prendersi nei confronti degli ormai “pochi” rivali: Microsoft, appena qualche settimana fa, ha confermato le indiscrezioni secondo cui la società di Redmond sarebbe impegnata nello sviluppo di un browser alternativo ad Edge e basato su Chromium, e non più sullo standard proprietario EdgeHTML che verrà dunque abbandonato – non che fosse mai stato popolare. Una scelta apprezzata dagli utenti Edge; unica voce contraria è stata Mozilla, che ha protestato manifestando così il proprio timore per la creazione di un possibile monopolio di Google anche negli standard dei software per la ricerca.

Un’immagine della presentazione del Project Stream, che ha permesso ai beta-tester di giocare ad Assassin’s Creed Odyssey direttamente dal proprio browser

Infine, lo sbarco in quello che da molti viene definito “il futuro del gaming“, ossia lo streaming di videogiochi, è stato definito dalla critica e dall’utenza un bel successo: la prima del Project Stream non ha presentato problemi (preoccupanti) di lag o performance, e ha colpito positivamente tutti i suoi primi tester statunitensi. Assegnando a Chrome un motivo in più per rimanere sotto la sua protettiva, ma quantomeno estesa ala.

#4 - HTTPS

Google possiede Internet – o, almeno gran parte di esso. e proprio nel 2018 ha deciso di ricordarcelo decidendo di trasformare il Web in un posto un po’ più sicuro.

Un piano che si è articolato in due fasi: mentre da una parte una piccola modifica all’algoritmo responsabile del posizionamento dei siti web ha contribuito ad accelerare l’adozione del protocollo HTTPS (chiamato Transport Layer Security), dall’altra è stato sufficiente annunciare una modifica puramente grafica nell’interfaccia di Chrome (browser che dispone del 62% e oltre della presenza di mercato) perché in tempi relativamente rapidi gran parte dei siti web passassero dal protocollo HTTP a quello più sicuro HTTPS.

Nessun sito web, qualunque sia il suo scopo – vendita, informazione, intrattenimento – gradisce la presenza di un indicatore rosso pronto a segnalare l’insicurezza dei dati trasmessi dagli utenti; questa leva morale ha permesso di aumentare la percentuale già considerevolmente alta di siti web caricati in HTTPS, che se su Windows nel 2017 si attestava al 69% (contro il 52% del 2016), oggi è passata all’80%, con picchi di crescita superiori su Android (oggi all’83%) e su Mac (86%).

#5 - LENS

Arrivato sugli smartphone nel maggio 2018 dopo un periodo di esclusivo utilizzo da parte degli utenti Pixel, Google Lens è forse una delle più sconosciute eppure potenzialmente tra le più valide funzioni che Google abbia rilasciato nel 2018.

Uno degli esempi d’uso di Google Lens: la traduzione istantanea di testi fotografati e successivamente digitalizzati

Accessibile attraverso il Google Assistant, Google Lens è stato introdotto come sistema di identificazione rapida di oggetti: anche se l’uso che Google ne auspica è principalmente commerciale (a riprova di ciò, basterà leggere nelle FAQ di Google Lens i primi due esempi di utilizzo), il suo impiego quotidiano lo rende assimilabile ad un’enciclopedia visuale, che consente di ottenere informazioni su oggetti e animali sconosciuti con i quali si viene a contatto ogni giorno, ed a proposito dei quali spesso ci poniamo fin troppe poche domande.

Mentre Google auspica che gli utenti si servano di Lens per trovare e acquistare online prodotti visti in una vetrina o addosso a una persona – ma buona fortuna a fotografare qualcuno senza attirare sospetti o proteste – voi potrete servirvi di Lens per scoprirne di più su piante e insetti del giardino di casa, o sull’autore che ha scritto il libro che state leggendo. Con Lens non serve digitare, basta una foto: e se non si sospettasse l’uso commerciale (ma anonimo, naturalmente) anche di quegli scatti, è probabile che Lens avrebbe raggiunto un posto più alto in questa classifica.

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GugliElmo

Classe '95, appassionato di Android e tecnologia mobile, ho una laurea in Relazioni Internazionali e un master in Editoria Cartacea e Digitale.

Gestisco AppElmo.com dal 2013: la mia più grande soddisfazione.

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