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Tu lo sai cosa Facebook sa di te?

GugliElmo da parte di GugliElmo
30/01/2019
in Facebook, News, Privacy, Sicurezza
0
35
VIÙS
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Ha suscitato molto clamore, sino a raggiungere i titoli dei giornali più importanti degli Stati Uniti, la notizia per cui la maggior parte dei cittadini americani non sa che il loro social network preferito, Facebook, dispone di una scheda personale per ognuno di loro, dove gli interessi di ciascuno vengono analizzati, elaborati e registrati sulla base delle attività effettuate sulla piattaforma. Negli USA dunque ben poche persone si domandano “cosa Facebook sa di te e di me?“, e ancora meno si interrogano sulle finalità di questa raccolta di dati personali da parte di Facebook – la vendita, naturalmente.

Queste informazioni vengono infatti processate all’interno di mastodontici algoritmi che forniscono ai clienti finali (aziende di piccolo e grosso calibro) una platea di utenti selezionata e tendenzialmente disposta a visualizzare e anche interagire con la loro inserzione. Lo scandalo, qui, non è nella presenza di un simile schedario – che Facebook ha reso accessibile a chiunque, e vi spiegheremo nel corpo dell’articolo come scoprire cosa Facebook sa di te – ma di una simile ignoranza da parte dei cittadini americani. E quelli italiani, come si sarebbero posizionati all’interno di una simile ricerca?

COSA FACEBOOK SA DI TE? SERVE POCO PER SCOPRIRLO

Per scoprire cosa Facebook sa di te, è sufficiente qualche movimento sullo schermo del proprio smartphone, all’interno dell’app ufficiale della piattaforma; oppure scorrere qualche menu e sotto-menu dal portale desktop, disponibile da PC e laptop.

Sin dall’esplosione dello scandalo di Cambridge Analytica, accaduto nell’aprile 2018, Facebook realizzato e mantenuto attiva e aggiornata una sezione dedicata alle informazioni che la piattaforma mette a disposizione degli inserzionisti, personalizzata chiaramente sulla base delle attività svolte dall’utente su Facebook e dintorni. Si è trattata chiaramente di una mossa obbligata, motivata più dalla volontà di spegnere un incendio che sembrava non avere fine – e che ancora oggi continua a bruciare sulla pelle del social network e sulla coscienza violata dei suoi utenti – che da una reale presa di coscienza.

Qualunque siano state le motivazioni, da allora è possibile scoprire quali informazioni Facebook dispone sul proprio conto in materia di interessi e passioni: un dossier che viene stilato sulla base delle impostazioni della privacy regolate dall’utente e che possono includere, oltre alle interazioni con pagine Facebook, gruppi e singoli post, anche le azioni compiute su società partner della piattaforma e in possesso di pubblicità o tool promozionali di Facebook (come pulsanti “Mi Piace“, “Condividi” e così via).

La schermata di gestione delle informazioni che le aziende su Facebook possono utilizzare per le promozioni pubblicitarie

Tali impostazioni sono presenti nella medesima sezione del sito web dove viene archiviato il nostro “schedario digitale“: su desktop bisogna procedere su “Impostazioni” > “Le tue informazioni su Facebook” > “Accedi alle tue informazioni” > “Inserzioni” (per visualizzare questa voce occorre scorrere la schermata fino in fondo) > “Interessi pubblicitari” (oppure cliccate QUI); su smartphone, all’interno dell’app di Facebook, dovrete invece procedere per “Impostazioni e privacy” (anche questa posta in fondo all’ultima delle schede in cui è suddivisa l’interfaccia) > “Collegamenti rapidi alla privacy” > “Controlla le tue preferenze relative alle inserzioni” (presente all’interno della voce “Preferenze relative alle inserzioni“). Come potete notare, non si tratta di un percorso particolarmente agevole; anzi, quasi impossibile da compiere se non si è motivati dalla precisa volontà di raggiungere quella specifica sezione.

Tra le voci presenti, la più interessante è sicuramente “I tuoi interessi“: qui potete visualizzare le categorie tematiche che Facebook vi attribuisce, sulla base delle informazioni accumulate su di voi. La risposta alla domanda del titolo (“Sai cosa Facebook sa di te?“) è contenuta qui dentro: nulla di quanto visualizzato è frutto di una raccolta dati indiscriminata; si tratta di un disegno, ottenuto dall’unione di molteplici puntini costituiti da Mi Piace, condivisioni, commenti ed altre attività da voi effettuate liberamente. Non è noto quante categorie Facebook abbia creato per stilare le affiliazioni tematiche a precisi interessi: secondo ProPublica ne esistono oltre 50mila, ma il numero potrebbe essere superiore.

Si va infatti da “Netflix” a “Playstation“, passando per categorie decisamente più particolari come “Incidente“, “Autorità” o addirittura “Ripiegamento di proteine“; cliccando su ciascuna casella sarà possibile visualizzare un esempio di pubblicità che il social network potrebbe mostrare a chi si dimostri interessato all’argomento selezionato, e attraverso un pulsante a scomparsa la si potrà eliminare dal proprio elenco. Ulteriori informazioni vengono poi archiviate nella sezione “Le tue informazioni“, mentre attraverso la voce “Inserzionisti” potete visualizzare quale azienda ha mai utilizzato questi dati per sviluppare una campagna pubblicitaria.

cosa Facebook sa di te
Cosa Facebook sa di te, lo mostra nella sezione “I tuoi interessi”: qui un esempio

Nonostante la visione distopica che alcuni potrebbero attribuire ad una simile raccolta di dati da parte di Facebook, bisogna considerare anche l’altro lato della medaglia. Senza un simile posizionamento, l’advertising sulla piattaforma sarebbe praticamente inutile per le grandi aziende (che non possono permettersi di spendere migliaia di dollari in pubblicità da distribuire a pioggia sull’utenza), costringendo Facebook alla chiusura poiché improvvisamente diventerebbe non profittevole.

Se non eravate consapevoli della presenza di questa sezione su Facebook, non preoccupatevi: siete in buona compagnia. Il Pew Research Study Center ha infatti diffuso i risultati di uno studio condotto su 963 adulti americani dal 3 settembre al 4 ottobre, dove si chiedeva loro se fossero a conoscenza dell’esistenza di una simile pagina, e se le categorie ivi contenute fossero corrispondenti davvero ad interessi reali.

Il 74% ha ammesso di non averne mai sentito parlare – nonostante sapere cosa Facebook sa di te dovrebbe essere una priorità, aggiungono molti quotidiani che commentano la notizia; il 51% dei rispondenti ha sostenuto che l’esistenza di un simile elenco non li faceva sentire a proprio agio. Mentre il 27% ha riferito che le categorie visualizzate (più numerose negli utenti più attivi su Facebook) non corrispondevano a interessi realmente applicabili alla propria persona, un altro 59% ritiene invece che le analisi svolte da Facebook siano accurate e che le categorie siano state assegnate loro correttamente.

Parrebbe inoltre esserci una connessione tra l’accuratezza delle informazioni e il disagio provato dagli intervistati: ben il 78% delle persone che reputano che le categorie non siano corrette provano un certo grado di spiacevolezza nei loro confronti, mentre lo stesso sentimento viene registrato in una percentuale ben più bassa (48%) tra i rispondenti che invece avevano ritenuto corrette le categorie loro attribuite. Probabilmente, si pensa, immaginare che Facebook possa sbagliarsi sul proprio conto può porre le persone in una sensazione di sconforto o disagio – basti pensare che a coloro ai quali Facebook non ha mostrato alcuna categoria (11%), il social network mostrava la scritta “You have no behaviour“.

Scavando più a fondo nella ricerca, si ottengono informazioni ancora più interessanti: secondo il Pew, il 21% degli intervistati ha ricevuto un’attribuzione di matrice etnica e culturale (“Afroamericano“, “Ispano-americano” e “Asiatico-americano“; non esiste una categoria di riferimento per la popolazione bianca) e nonostante il 60% di queste persone provasse un forte senso di affinità nei loro confronti, solo il 57% si sente davvero parte di questi gruppi.

Una simile ricerca probabilmente non sarebbe applicabile in Italia, che non possiede la complessità etnica e razziale degli Stati Uniti; da parte nostra vi chiediamo comunque di rispondere ad un piccolo sondaggio che trovate qui sotto, per permetterci di comprendere quali proporzioni – indicativamente – corrispondano all’Italia in riferimento ai risultati dello studio. Ovviamente, tutte le risposte vengono fornite in forma anonima, e verranno rese pubbliche attraverso i nostri profili social nei prossimi giorni.

Scopri QUI Solid, l’arma con la quale l’inventore del World Wide Web vuole salvare la nostra privacy!  

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GugliElmo

Classe '95, appassionato di Android e tecnologia mobile, ho una laurea in Relazioni Internazionali e un master in Editoria Cartacea e Digitale.

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